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La Calce Idrata o
il Grassello di Calce negli Stucchi
La Calce Idrata (sottoforma di polvere o di grassello), ha nella
produzione di stucchi una tradizione d’uso sicuramente millenaria.
Tra
gli stucchi più diffusi e resistenti, ricordiamo :
Lo stucco Veneziano
Già al tempo della Repubblica di Venezia XI - XVII
secolo, gli architetti erano consapevoli dell' importanza della durabilità
degli edifici in un ambiente ostile come quello presente a Venezia a causa della
permanente umidità dell'aria e della risalita capillare dell'acqua di mare
dalle fondazioni. Lo stucco veneziano, in particolare, è un mirabile esempio
della cura nello scegliere materiali e tecniche applicative per ottenere un
manufatto durabile, ma allo stesso tempo di elevato pregio artistico. Questo
speciale tipo d' intonaco veniva utilizzato per decorare muri e soffitti degli
edifici, impreziosito dalla particolare finitura superficiale oltre che da
pitture, da fregi in basso ed alto rilievo se non da vere e proprie sculture.
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Stucco (25
mm) |
 |
Strato
Interno 20 mm |
Strato
esterno (5 mm)
(Marmorino) |
A |
B |
C |
D |
E |
F |
Sabbia/Calce
Spenta |
Polvere di
Marmo/Calce Spenta |
2.3 |
2.3 |
1.5 |
1.5 |
1 |
0.7 |
Cocciopesto
Macinato (5) |
Cocciopesto
Finemente Macinato (5) |
|
Polvere di
Marmo |
Polvere di
Marmo |
Polvere di
Marmo |
Sabbia
Naturale (2) |
Sabbia
Naturale (2) |
Sabbia Fine
Naturale (2) |
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Calce Spenta
(3) |
Calce Spenta
(3) |
Calce Spenta
(3) |
Calce Spenta
(3) |
Calce Spenta
(3) |
Calce Spenta
(3) |
Acqua* |
Acqua* |
Acqua* |
Acqua* |
Acqua* |
Acqua* |
Pimenti
Colorati** e Olio di Lino*** |
Gesso se
necessario come accelerante di Presa**** |
* Quanto basta per ottenere una consistenza Plastica
** Fino al 4/5% del Volume della Malta (solo per
stucchi ornamentali)
***Circa 0.7% del Volume della Malta
**** Poche manciate, se necessario, per ogni secchio
di Malta |
Fig. 1
- Dosaggi in volume (tra parentesi accanto ad ogni ingrediente)
utilizzati per ogni strato dell'originale stucco veneziano.
La tecnica dello stucco
veneziano prevedeva la sovrapposizione di sei strati (Fig.1) caratterizzati
dalla miscela base di acqua e calce spenta con inerte fine costituito da
sabbia e cocciopesto, per i primi 20 mm dei tre strati interni, oppure da
polvere di marmo (CaCO3), per i successivi 5 mm dei tre strati
superficiali. La presa e l’ indurimento della malta venivano assicurati dalla
carbonatazione all’ aria della calce, cioè dalla trasformazione del Ca(OH)2 in CaCO3 a seguito della reazione con l’ anidride carbonica (CO2)
presente nell’ aria. Da un punto di vista estetico, lo specifico ruolo giocato
dalla polvere di marmo - ricavata dalla frantumazione della pietra d’ Istria -
era quello di dare alla matrice un colore bianco facilmente colorabile
utilizzando pigmenti minerali. La particolare tecnica di lucidatura superficiale
conferiva poi all’ intonaco l’aspetto di una pietra di marmo, come indica,
appunto, il nome "marmorino" attribuito ai tre strati
superficiali dello stucco così trattato. Anche dal punto di vista
microstrutturale, lo strato superficiale del marmorino simulava perfettamente
una pietra di marmo grazie alla fondamentale presenza del carbonato di calcio
proveniente sia dalla carbonatazione della calce sia dalla polvere di marmo
stessa.
Oltre ai componenti base sopradescritti, venivano impiegate, però, anche delle aggiunte
minerali per conferire alla superficie suggestivi effetti cromatici, per
modificare i tempi di presa delle malte o per incrementare la loro durabilità.
Queste aggiunte minerali comprendevano pigmenti, pozzolana, gesso.
I pigmenti minerali, derivanti da terreni naturali colorati o da vetro
macinato artificialmente, erano utilizzati nella miscela dello strato
superficiale oppure, in forma di pittura liquida, per decorare la superficie
dello stucco fresco o asciutto: nel caso di pittura a fresco i pigmenti venivano
dispersi in un’ emulsione di acqua e sapone, nella pittura dello stucco
asciutto, in olio di trementina.
La pozzolana naturale (importata dall’ isola greca di Santorini) o, più
spesso, artificiale - cocciopesto - veniva sempre introdotta negli strati
interni per favorire la formazione di un materiale capace di resistere all’
attacco dell’ acqua di mare in risalita capillare.
Il gesso (in forma di solfato di calcio emiidrato) fungeva da accelerante di
presa e di indurimento, specialmente nella produzione dello stuccoforte per decori in alto-rilievo e veniva impiegato in misura di qualche manciata per
secchio di malta.
Lo strato superficiale era
caratterizzato, inoltre, da un’ulteriore aggiunta di sostanze naturali.
L’ olio di lino crudo veniva impiegato sia per incrementare la plasticità
della miscela e per prolungare il tempo di presa, sia per diminuire la porosità
aperta della superficie, riducendo così il rischio di fessurazione per ritiro
igrometrico.Un trattamento superficiale con una miscela di acqua, calce e sapone
conferiva al marmorino la sua caratteristica di impermeabilità senza, però,
impedire la rapida diffusione di vapore dall’ interno della muratura verso
l’esterno (un analogo risultato può essere ottenuto oggi con l’impiego dei
silani).La lucidatura finale con cere vegetali o animali diluite in trementina, permetteva di ottenere una maggiore brillantezza dei colori attraverso il
sottile strato di cera, così come accade in una naturale pietra di marmo
lucidata. La tecnica dello stucco veneziano consentiva, quindi, di ottenere un
prodotto finale di elevato valore artistico grazie all' irregolarità, alla
versatilità e alla lucentezza dei decori; d’altra parte, l’ elevata
resistenza ed impermeabilità all’acqua proveniente dall’esterno,
accompagnate da una buona diffusione del vapore derivante dall’acqua di
risalita capillare, garantivano la durabilità del manufatto.
Riteneteci comunque sempre a
disposizione all’indirizzo
per consigliarVi nella scelta della Calce Idrata più adatta
alla produzione di Stucchi. |